lunedì 7 giugno 2010

Coordinamento Toscano per il No al Nucleare


Fare Verde Toscana ha aderito al "Coordinamento Toscano per il No al Nucleare", una coordinamento di oltre 16 associazioni ambientaliste tra le più rappresentative della Toscana, per dare una risposta strutturata e consapevole a quello che è stato definito il "rinascimento del nucleare".

I motivi per opporsi al Nucleare sono molteplici e comprendono ogni aspetto della nostra vita: dalla salute all'economia, dalla democrazia alla politica energetica. La riflessione sul tema ha portato alla stesura di un documento condiviso che in 10 punti esprime i motivi del "No". Questi 10 punti sono stati poi ampliati ed esplicati in un altro documento "Le tante faccie del nucleare", un documento esteso con riferimenti precisi a studi scientifici, dati economici ed altri riferimenti a sostegno delle tesi esposte.

Quì di seguito il comunicato diffuso dopo la conferenza stampa di presentazione del Coordinamento:


“Il Coordinamento Toscano NO NUKE presenta i 10 buoni motivi per opporsi all'energia atomica”

Sale la protesta anti-nucleare. Nasce un Coordinamento Toscano di sedici associazioni tra le più attive e conosciute sul territorio. Tra le prime iniziative comuni sono stati prodotti un decalogo di 10 buoni motivi e un documento dal titolo “Le tante facce del nucleare” che sono stati illustrati stamani nel corso di una conferenza stampa, alla presenza dei rappresentanti di tutte le associazioni aderenti.

A sostenere i dieci buoni motivi, infatti, non ci sono solo tutti gli ambientalisti ma anche associazioni culturali, ricreative e l’associazione dei medici per l'ambiente, che condividono l'allarme nei confronti dei propositi che il Governo Nazionale ha manifestato sull'energia nucleare. Una scelta vecchia, diseducativa, antieconomica e che ha il demerito storico di procrastinare ancora il risparmio e l'efficenza energetica nei settori civile, industriale, trasportistico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili secondo una seria pianificazione e nel rispetto della vocazione dei territori.

La Toscana, dunque, è la prima regione a livello nazionale, in cui si consolida un coordinamento interassociativo che dice un NO chiaro alla scelta nuclearista del Governo.


COORDINAMENTO TOSCANO per il NO al NUCLEARE:

Ambiente e Lavoro Toscana
Amici della Terra - Toscana ONLUS
ARCI Toscana
Cittadinanzattiva Toscana
Fare Verde
Forum Ambientalista
Greenpeace
Italia Nostra Toscana
International Society of Doctors for the Environment
Legambiente Toscana
Libera Toscana
Medicina Democratica
Mondo Senza Guerre e Senza Violenze
Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio
Terra !
WWF Toscana

Collasso

Titolo: Collasso - Come le società scelgono di vivere o morire
Info: ed. 2005 - 24 € pp. 566
Secondo Noi:
Parlando delle civiltà del passato, spesso ci viene istintivo pensare che queste abbiano avuto una nascita, un picco di civiltà e poi l’inevitabile declino. Lo facciamo con disinvoltura, eppure dovrebbe sorgerci il dubbio di come mai, società che, applicando una necessaria semplificazione, potrebbero essere paragonate ai nostri sistemi attuali, ad un tratto hanno cessato di essere. A cosa si deve il collasso?

E’ proprio rispondendo a questa domanda che si sviluppa l’intero libro: un saggio scientifico, che di scientifico ha solo l’approccio, avendo un linguaggio molto divulgativo che lo rende facilmente accessibile.

Ripercorrendo gli ultimi anni di vita di popoli come i Maya, gli Anasazi, i Vichinghi o passando a tempi più recenti, analizzando le vicende della Somalia, di Haiti o della Cina il dato che sorprende è la quasi totale sovrapponibilità delle vicende che hanno condotto le prime al collasso e le seconde ad avvicinarsi molto ad un punto di non ritorno.

Il filo rosso che si dipana lungo le pagine di questo libro è che spesso, uno sfruttamento sconsiderato delle risorse dell’ambiente (un sovra-sfruttamento), porta ad un impoverimento del popolo che vi abita ed è poi, talvolta in concomitanza con altri fattori, il primo passo verso carestie, guerre o migrazioni. In poche parole il Collasso.

Diamond, senza mai abbandonare il metodo scientifico che viene tra l’altro abbondantemente spiegato nelle prime pagine del libro (forse la parte un po’ più “scientifica”), traccia un continuo parallelo tra il passato ed il presente, ponendo l’accento sul fatto che quello che noi chiamiamo “progresso” non ci ha portato finora ad evitare o superare alcuno di quegli errori che hanno condannato civiltà importanti del passato ad estinguersi.

Una delle vicende più esemplificative del libro, è quella dei vichinghi in Groenlandia e dei loro “vicini” gli Inuit. Infatti avendo vissuto nelle medesime condizioni ambientali e nello stesso periodo storico, hanno avuto esiti differenti. I primi, nel tentativo di piegare il territorio alle loro esigenze lo hanno impoverito fino a non poterne trarre più il necessario sostentamento. Difatti i Vichinghi applicarono le tecniche di caccia, allevamento e agricoltura utilizzate nel loro paese di origine (la Norvegia), senza rispettare le peculiarità del territorio che tentavano di colonizzare, fino a che questo non ha collassato e loro con esso. Al contrario, gli Inuit, cresciuti in quelle terre, avevano imparato a sfruttarlo senza impoverirlo, a rispettarne limiti e tempi, arrivando fino ai giorni nostri in piena salute.

Ora, dice Diamond, i Vichinghi sbagliarono inconsapevolmente, per loro era naturale applicare le tecniche che nella loro terra natale avevano permesso di prosperare per secoli. Ma oggi noi abbiamo archeologi, paleontologi e storici e scienziati in genere che sono in grado di spiegarci questi meccanismi. Eppure scegliamo di ignorare gli avvisi e gli insegnamenti che ci arrivano da tempi remoti nel tempo, ma non poi così dissimili nei dati essenziali.

Ed ecco appunto arrivati allo scopo del libro, offrire uno strumento critico e di riflessione su quella che è la sfida del nostro secolo: la salvaguardia dell’ambiente. Oggi abbiamo un po’ perso il contatto diretto con l’ambiente che ci circonda, non riuscendo più ad individuare la stretta connessione tra questo ed il nostro sostentamento. Se l’ambiente (e non il supermercato) è ciò che ci dà mangiare, bere e vivere, è appena il caso di sottolineare l’importanza che esso ricopre per la nostra sopravvivenza.

Ed è in un susseguirsi di esempi e paralleli tra ieri e oggi che Diamond ci avverte che se vogliamo evitare il collasso, dobbiamo imparare dagli errori di chi ci ha preceduto.

venerdì 22 maggio 2009

Geotermia: pericolosa o no?

La Regione Toscana, sembra avere le idee confuse. Dopo aver siglato l'accordo con ENEL per il riassetto e l'ampliamento degli stabilimenti di energia geotermica sul monte Amiata, la Regione si lamenta della mancata approvazione dell'odg sulla geotermia presentato alla Camera dei Deputati da alcuni gruppi di minoranza. Nel comunicato si parla addirittura di tradimento per le promesse ai cittadini, in tal modo disattese.

L'odg poneva effettivamente delle tematiche, quali l'introduzione dei limiti per emissioni di boro ed ammoniaca, che non si possono trascurare. Ma che non risolvono, da sole, le problematiche legate allo sfruttamento energetico dell'Amiata. Forse i cittadini Amiatini saranno più amereggiati per altre promesse, che più che disattese, non sono mai pervenute. Saranno amareggiati per non essere stati ascoltati. Saranno amereggiati per il modo in cui stato ignorato lo studio condotto da EDRA.


Insomma, ci sembra che in questo periodo di campagna elettorale, la Regione, voglia scaricare proprie responasbilità sul Governo nazionale. Se il pericolo geotermia c'è. Se ci rendiamo conto che è una fonte energetica inquinante, perché avvallare il programma di ampliamento. Perché stilare un programma di riassetto, che non risolve praticamente nessuno dei problemi percepiti dalla cittadinanza, se non forse quello della salvaguardia di posti di lavoro. Ma la salute, perché passa sempre in secondo piano?

Ci piacerebbe che la Regione tenesse una posizione chiara: la geotermia è un pericolo per la salute o una risorsa da sfruttare maggiormente?

Per approfondire:
ambienteamiata.it
Regione Toscana

martedì 21 aprile 2009

Ambiente 2 - Cemento 1

Cielo grigio e refoli gelidi, questo il clima fuori e dentro il salone dei Dugento, dove si è tenuto l'ultimo consiglio comunale di questa amministrazione a cui Fare Verde era presente. Il clima, a dire il vero, si era guastato già qualche ora prima, quando la maggioranza si era spaccata, facendo mancare i numeri per l'approvazione del piano strutturale. Documento fondamentale per la gestione della città, sanciva però una vera e propria cementificazione dell'area fiorentina, con diversi progetti che sono finiti nel mirino della magistratura.

Altra vicenda grigia, era quella legata al Multiplex di Novoli, a cui molti comitati si erano opposti e posto sotto sequestro da parte degli inquirenti, ma anche sulla delibera che sanciva una sorta di sanatoria per tale progetto, la maggioranza è capitombolata, facendo scattare l'applauso dei cittadini presenti.

Purtroppo passa la delibera relativa alla variante del piano strutturale del c.d. "Mostro del Poggetto". Questione annosa, che dura ormai da più dieci anni e che vede la collina fiorentina, deturpata da un cantiere aperto e mai concluso. Rispetto al progetto originale, la variante prevede un dimezzamento della metratura prevista per la costruzione, ma non ce la sentiamo comunque di gioire, dato anche che la zona è anche a forte rischio idrogeologico.

Insomma tre delibere urbanistiche con importantissime ricadute anche sul piano ambientale. Tre delibere che hanno visto un modus operandi che ha lasciato i cittadini ed i comitati spesso ai margini, ma che almeno (due su tre) hanno avuto un lieto fine. Meglio, un "to be continued...", difatti non è ancora detta l'ultima parola, è ancora possibile che la prossima maggioranza approvi alcuni di questi progetti, soprattutto il piano struttrale, non appena insediata.

Speriamo che le forze politiche che ieri hanno fatto mancare il loro appoggio a questi progetti così pesanti ed impattanti per la vita di Firenze, non lo abbiano fatto per mero calcolo politico e continuino sulla strada della tutela di un patrimonio, quello ambientale, della cui importanza ci sta pian piano rendendo conto.

giovedì 16 aprile 2009

La sfida del secolo

Titolo: La Sfida del secolo
ed. 2006 - 16€ pp. 191
ed. 2008 - 9€ pp. 210

Quarta di copertina:
Per capire veramente il mondo in cui viviamo, e quello in cui vivranno i nostri figlia, bisogna capire l'energia. Non più argomento riservato agli specialisti, essa è diventata e diventerà sempre più il motore di cambiamento e chiave di lettura della nostra vita sociale, politica e privata.
Scritto in modo scorrevole, sotto forma di dialogo, questo nuovo libro di Piero Angela e Lorenzo Pinna entra nel vivo dei grandi problemi dell'energia: il “picco” del petrolio (ormai non lontano), l'esplosione dei consumi e dei consumatori nel mondo, la dipendenza dal Medio Oriente, i grandi giochi dietro il barile del greggio, le riserve di gas, le nuove prospettive del carbone, i problemi energetici dell'Italia, la reale portata delle rinnovabili, il nucleare, i rigassificatori, i tempi e i costi delle riconversioni, i rischi del non agire.
La sfida del secolo è anche un'opera di forte impronta civile, infatti intende lanciare un appello ai politici, ai mezzi di comunicazione e ai cittadini perché affrontino con un'urgenza prioritaria una questione che è strettamente legata anche al destino della nostra economia.
Un libro unico nel suo genere per completezza e semplicità, che si appresta a diventare un vero classico della divulgazione. Uno strumento necessario per comprendere a fondo il presente e il futuro prossimo, quello in cui i ragazzi di oggi diventeranno adulti.

Secondo noi:*
Rispetto ai soliti libri sul tema, questo si sofferma molto su un aspetto spesso trascurato, ovvero gli effetti, non solo economici, ma anche sociale e culturali, che la disponibilità di energia ha comportato e le conseguenze che potrebbero derivare da una sua scarsità.

Certo gli scenari che si prospettano sono sempre inseriti in una cornice di sistema invariato. Per intenderci, non è un libro sulla decrescita (tanto meno felice). Anche se parla di riduzione di consumi, di sprechi, ma tutto in un accezione di efficienza tecnica, che non meraviglia affatto nel padre della divulgazione scientifica italiana.

Per quel che concerne la trattazione dei vari capitoli sulle energie, il libro appare molto equilibrato, anche se, ad un occhio sensibile, alcune pecche possono saltare agli occhi. Una per tutte, si fa un accenno ai costi ambientali della produzione di energie rinnovabili (insomma, l'inquinamento dovuto alla produzione dei vari sistemi), mentre si tace completamente sugli elevati costi indiretti legati al nucleare. Diversi studi hanno posto l'accento sull'impatto ambientale di tutte quelle attività (estrazione, frantumazione, arricchimento, trasporto, costruzione centrali) che sono fortemente impattanti.

Forse un accenno alle potenzialità dalle smart-grid ed al contributo che le rinnovabili possono dare in questo settore, ed in generale parlare di produzione “decentrata” di energia poteva essere fatto. Ma forse sarebbe stato chiedere troppo per un libro che comunque inizia ad avere ormai 4 anni.

E' un testo divulgativo, quindi troviamo poco linguaggio tecnico, molti esempi ed in più, la forma del dialogo (c'è un finto interlocutore che pone domande e gli autori che rispondono), snellisce e rende facilmente fruibile il testo. Certo, alcuni punti vanno presi per buoni a prescindere o vanno approfonditi da soli.

In definitiva, un testo consigliato a chi si sente orfano di Quark e vuole approcciarsi al tema energia in maniera equilibrata, divulgativa e da un punto di vista più ampio che abbraccia anche gli aspetti culturali legati al tema.
*nb. la recensione è riferita all'edizione del 2006

mercoledì 8 aprile 2009

Che differenza!

Ieri è stato inaugurato a Firenze, in piazza S. Maria Novella, il sistema interrato di raccolta dei rifiuti. In cosa consiste: sostanzialmente il modello fiorentino, consta in un bocchettone esterno collegato ad un vano raccoglitore (il cassonetto vero e proprio) dotato di compattatore per diminuire il volume occupato dai rifiuti, in modo da posticiparne la raccolta.

E’ una soluzione che porta l’unico vantaggio di non avere i cassonetti a livello stradale e quindi di non essere a vista, ed è per questo che la scelta è caduta proprio per il centro storico. L’impianto fa parte delle misure anti-degrado che l’amministrazione comunale ha posto in atto per ridonare un minimo di decoro alla nostra città.

Noi di Fare Verde ci sentiamo di fare una chiosa al governo della città in quanto lo stesso risultato anti-degrado lo si poteva ottenere, e con risultati migliori, organizzando un sistema di raccolta differenziata “spinta”, porta a porta. L’uso della tecnologia non è sempre sinonimo di avanguardia ed efficienza. Tra l’altro, nell’impostazione seguita a Firenze, l’uso dei cassonetti interrati, posticipa ancora l’avvio della raccolta differenziata nell’aria del centro storico visto tra l'altro che i cassonetti sono previsti solo per l’indifferenziata, plastica e vetro.

Per una città come la nostra, che non brilla certo per la gestione dei rifiuti, il centro storico poteva essere una vera occasione, perché se è vero che le vie del centro, date le dimensioni, difficilmente possono ospitare cassonetti o isole ecologiche, è anche vero che si presta benissimo ad organizzare appunto, il sistema della raccolta differenziata porta a porta. C’è da sottolineare, tra l’altro, che non sarebbe una novità l’introduzione di tale metodo, dato che la raccolta della carta (in castrum ed extra castrum) e dell’indifferenziata (solo in castrum) viene effettuata “porta a porta”. Vale poi la pena ricordare, visto il periodo, che la raccolta differenziata spinta, crea molti più posti di lavoro se messa a confronto al sistema seguito fino ad ora cassonetti-inceneritore/discarica.

Inoltre anche il costo di tale sistema non è affatto risibile, oltre 240.000 per singola isola! Se si completasse il progetto, che prevede l’installazione in 9 piazze, si superebbero i 2 milioni di Euro!
Ci chiediamo a cosa serva spendere centinaia 2 milioni di euro dei contribuenti (perché Quadrifoglio è pagata dai contribuenti) per interrare dei cassonetti, quando alle porte di Firenze si è finalmente deciso di avviare un progetto di raccolta differenziata “porta a porta”. Insomma, sarebbe bastato partire dal centro, anziché da Peretola, per risparmiare (per ora) 244.200 euro. Visto che a Peretola non c’è alcuna difficoltà a posizionare i normali cassonetti.

Fa anche un po’ specie il fatto che ad una settantina di km da Firenze ci sia uno dei comuni con il più alto tasso di raccolta differenziata e che si avvicina sempre più allo scenario “rifiuti zero”. Certo le differenze tra Firenze e Capannori sono molte, non fosse altro per la differenza di abitanti e per il continuo afflusso turistico che contraddistingue la prima. Ma certo è un esempio che mostra come il sistema di gestione rifiuti fiorentino abbia ampi margini di miglioramento. Poi, se paragonare Firenze a Capannori è difficile, un miglior grado di approssimazione lo possiamo trovare se consideriamo solo il centro storico della prima.

L’appello di Fare Verde, visto anche che ci avviciniamo alla campagna elettorale, è che i candidati sindaco prendano in seria considerazione la possibilità di rivoluzionare il sistema di gestione dei rifiuti, dando una spinta alla raccolta differenziata, introducendo il “porta a porta” in tutta l’area metropolitana. Renzi tra i suoi “100 punti” ha proprio l’implementazione del sistema dell’interramento, ci auguriamo che ci ripensi.

Non è più possibile nascondere la testa (e la spazzatura) sotto terra, e sperperare i soldi dei contribuenti. La via è stata indicata dall’Europa con leggi precise che l’Italia ha recepito e che deve seguire. Non possiamo essere gli ultimi ad imboccare una strada dettata dal buon senso.
per approfondire:

giovedì 26 marzo 2009

Le metastasi del sistema

Fare Verde non può che sottoscrivere la risposta dell’ANM Firenze, che rispedisce al mittente le critiche ricevute in merito alla vicenda della TAV nel Mugello.

Il Presidente del Consiglio, durante il viaggio inaugurale a bordo di Freccia Rossa nel tratto Firenze-Bologna, aveva definito la magistratura fiorentina una “metastasi” del nostro sistema civile. Il riferimento alle indagini che hanno portato alla condanna di Cavet (controllata di Impregilo) ad un risarcimento di 150 milioni di euro per danni ambientali perpetrati durante i lavori per la Tav Bologna-Firenze nel tratto del Mugello. Il Premier ha aggiunto che in questo modo si impedisce alle imprese di cimentarsi nelle grandi opere, frenando in tal modo lo sviluppo.

Forse il Presidente non sa che nelle gare d’appalto (anche quelle delle grandi opere) è insito il rispetto delle normative vigenti, anche quelle in materia di ambiente. E nel caso di Cavet non si tratta di meri illeciti amministrativi, ma di vere e proprie sanzioni penali.

Ricordiamo inoltre che le normative in materia di ambiente sono per lo più adeguamenti alle direttive europee in materia, alle quali non è possibile derogare in maniera peggiorativa pena sanzioni da parte degli organi competenti.

In definitiva la legge italiana e le normative europee in materia di ambiente, non crediamo possano essere definite un “Moloch” in mano a santoni togati.

Seguendo tale ragionamento siamo ancora più preoccupati dei possibili effetti del piano casa varato dal Governo: se di fatto questo già si presta ad abusi, l’idea che eventuali illeciti non possano (o meglio non debbano) essere perseguiti, per evitare di “frenare lo sviluppo”, apre le porte ad un nuova stagione di condoni a cui il nostro paese è ormai tristemente abituato.

martedì 17 marzo 2009

“DECRESCITA E...” BIOEDILIZIA E RISPARMIO ENERGETICO

“DECRESCITA E...”
BIOEDILIZIA E RISPARMIO ENERGETICO

Giovedì 19 marzo
ore 21.00

Relatore
Elena Ciappi
Architetto e membro dell'Istituto Nazionale di Bioedilizia

Il tema della SOSTENIBILITA' è attualmente così dominante che spesso anche le persone più attente si trovano sconcertate dalla quantità di informazioni che i mezzi di comunicazione continuano a proporre e diventa difficile rispondere anche alla semplice domanda: “che cosa si può fare in concreto per migliorare la propria abitazione?”

Per un progetto di cambiamento proprio dello STILE DI VITA in vista di più ampi cambiamenti che la contemporaneità ci spinge ad affrontare, diventa necessario partire da DIMENSIONI PRATICABILI quali la persona, l'abitazione, il contesto abituale, e attraverso una riflessione attenta sul quotidiano, arrivare a vedere la CASA come il luogo delle scelte consapevoli, la PERSONA come soggetto attivo di comportamenti e risposte orientate al contenimento degli sprechi e dei consumi di ENERGIA, della produzione dei RIFIUTI, in altre parole a comprendere in modo realistico ciò che implica il concetto di ECOSOSTENIBILTA' in vista della conservazione della QUALITA' di VITA propria e delle future generazioni

In termini semplificati e accessibili, integrando una serie di competenze specifiche derivate dalla BIOARCHITETTURA, dai saperi tradizionali come dalle più recenti acquisizioni scientifiche e tecniche, si cercherà di offrire alcune indicazioni pratiche, non prive di intento critico nei confronti delle pressioni sempre più forti che una certa politica e il mercato stanno attuando, e da cui non conviene aspettarsi delle soluzioni.
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L'incontro si terrà presso il Circolo Andreoni, Via D'Orso 8, zona Coverciano, alle ore 21.


giovedì 12 marzo 2009

Piancastagnaio, si alla dismissione della pc2

Sembrerebbe giunto finalmente il momento per la dismissione della centrale pc2 a Piancastagnaio. L'annosa questione che si trascina ormai da anni sembra avviarsi ad una soluzione, che per inciso soddisfa a metà.

Se da un lato il via ai lavori porterà appunto alla suddetta dismissione nonché all'installazione di un abbattitore per le emissione di mercurio ed idrogeno solforato, ed alla costruzione della condotta interrata per il teleriscaldamento, dall'altro accetta i progetti per l'ampliamento (contestato da diverse associazioni) delle altre centrali.

Il problema relativo a tali centrali, contestate da associazioni di cittadini ed ambientaliste, è relativo all'inquinamento ed impoverimento delle falde acquifere della zona. In proposito sono stati condotti diversi studi, molti anche dalla regione ed altri soggetti istituzionali. Un'ultimo studio, commisionato dalla regione Toscana all'università di Siena ha prodotto risultati non definitivi e fortemente contestati, non solo dalle associazioni, ma anche da studi precedenti di altri esperti e, addirittura, da ricerche della stessa Enel e di tecnici della regione.


Si insinua il sospetto che interessi economici, soprattutto in un periodo di generale crisi della zona di Piancastagnaio, possano portare all'accettazione di progetti di ampliamento senza le dovute cautele. E' vero che bisogna ancora aspettare i risultate delle VIA, ma sappiamo bene (e le notizie degli ultimi giorni, nonché la prassi italiana costante ce lo confermano) che questo è uno strumento ancora molto debole e facilmente aggirabile se non ci sono controlli serrati da parte degli organi competenti.

Insomma, non vorremmo che il via alla dismissione fosse il primo passo di un do ut des, che ha come contropartita l'ampliamento, ai danni dell'ambiente e dei cittadini, dei restanti impianti, fortemente voluti da Enel tramite Green Power.


per approfondire:

mercoledì 11 marzo 2009

TAV Firenze - oltre 20 alberi tagliati

A pochi giorni dalla sentenza di condanna della Cavet per i danni causati durante la realizzazione della linea TAV Firenze-Bologna, ecco che il progetto continua fare danni.

Sono stati abbattuti infatti circa una ventina di alberi (Platani per lo più) che costeggivano la riva del Mugnone, zona interessata dai lavori per via di un sottroattraversamento della linea ferroviaria.
Questo è solo l'inizio dei danni preventivati che l'assurdo progetto della Tav porterà a Firenze. Se nonostanta la VIA e la VAS nel mugello è stato possibile arrecare danni all'ambiente per 750 milioni di euro non osiamo immaginare cosa possa accadere lungo le rive del torrente fiorentino. Ci auguriamo, se non un auspicabile ripensamento dell'intero progetto, quantomeno un controllo certo ed assiduo

Speriamo che non vi siano, inoltre, ulteriori abbattimenti di piante che oltre a contribuire al decoro urbano sono anche un piccolo polmone per una città che ha spesso visto superati i limiti di sostanze inquinanti presenti nell'aria.


E' inoltre da registrare che dall'inizio dei lavori fino ad oggi, il modus operandi dell'amministrazione non è mai cambiato: lasciare inascoltate tutte le richieste di cittadini ed associazioni e tirare dritto per la propria strada senza possibilità di appello. Speriamo che prima o poi qualcuno si degni di ascoltare chi poi è chiamato a votarli.


per approfondire:
(clicca sulle foto per ingrandire)

mercoledì 4 marzo 2009

Tav Mugello: concluso il primo grado

Da 3 mesi a 5 anni le condanne e 150 milioni di euro di risarcimento per il danno ambientale.

Sentenza insoddisfacente quella emessa ieri contro la Cavet a termine del processo per la Tav nel Mugello. Se da un lato è importante l’aver comminato sanzioni penali (che, per inciso qualora confermate in appello sarebbero per lo più condonate e quindi prive di effetti) a dimostrazione della gravità del danno arrecato, del tutto insufficienti sono le sanzioni. 150 milioni a fronte dei 750 richiesti dal Pubblico Ministero.
Questo perché i vertici Cavet sono stati riconosciuti colpevoli solo per lo smaltimento abusivo dei rifiuti del cantiere e non anche della distruzione o nel migliore dei casi dell’impoverimento del patrimonio idrico della zona interessata dai lavori.
I giudici hanno parlato di danni causati da imperizia o negligenza e non essendo previsto il reato di danneggiamento colposo non è possibile emettere condanna per tali fatti. Ancora aperto resta poi il filone relativo al furto d’acqua, per i quali i giudici hanno sollevato una questione di costituzionalità sulla quale dovrà pronunciarsi la Suprema Corte. Inoltre, come già annunciato, non solo la Cavet ricorrerà in appello (e gli avvocati difensori sono speranzosi di vedere i propri clienti prosciolti da ogni accusa), ma chiederanno anche la sospensione del pagamento in attesa del secondo grado di giudizio.Altra parentesi buia è la prescrizione di diversi reati durante il processo durato 5 anni (nemmeno troppi visti i tempi della giustizia italiana).

Il capitolo Tav tuttavia non è ancora chiuso, visto che i lavori prevedono nuovi scavi nella zona di Firenze con il progetto di un tunnel proprio sotto il letto del Mugnone. Si spera che almeno questa volta i controlli siano più efficaci e serrati. Anche se il vero augurio è quello che si possa arrivare ad un ripensamento dell’intero progetto con l’abbandono della linea sotterranea esclusiva per una linea di superficie promiscua.

All’uomo della strada però resta ancora una domanda: com’è possibile che accadano danni di tali dimensioni nonostante strumenti come la VIA e la VAS. Purtroppo la Valutazione di Impatto Ambientale nasce già come uno strumento depotenziato, perché anziché servire a valutare la fattibilità o meno di un progetto, prende in considerazione solo gli eventuali correttivi per l’approvazione dello stesso. Insomma una volta arrivati al VIA non è praticamente più possibile dire di no al progetto.

Altro punto da chiarire è perché le associazioni ed i cittadini in genere, restino sempre ai margini dei processi decisionali per opere di forte impatto sul territorio e sulle comunità circostanti? Una classe politica che fa della partecipazione diffusa una bandiera, dovrebbe quantomeno tradurla nei fatti.

Come ultima cosa speriamo che (qualora la richiesta di sospensione del pagamento non fosse accettata) i soggetti destinatari dei 150 milioni (ministero, regione, provincia ecc) utilizzino quei soldi per progetti di recupero delle zone interessate dal danno ambientale ed a sostegno delle comunità colpite.

Per il resto, restiamo in attesa dei prossimi sviluppi.
per approfondire:

lunedì 2 marzo 2009

il denaro "Sterco del demonio"


Titolo: il denaro "Sterco del demonio"

Autore: Massimo Fini
Quarta di copertina: Cos'è il denaro? Quando e perché è nato? Il denaro è una logica affascinante ma tremendamente insidiosa che ha finito per soggiogarci e determinare gli stili, i ritmi, la modalità e gli scopi della nostra vita, disegnando prospettive inquietanti.
Se dal punto di vista individuale il denaro è un credito, preso globalmente è un debito sempre più colossale che stiamo accumulando col futuro.
E' una scommessa continua su se stessa, cioè sul vuoto. Fino a quando potrà continuare il gioco?
Il libro di Massimo Fini è da un lato una storia del denaro rigorosamente documentata, dall'altro è un attacco radicale alla società contemporanea cui il denaro, col suo abnorme sviluppo, è insieme metafora e concretissimo strumento.

Secondo noi: Non è un libro che parli di ambiente o di ecologia, almeno non direttamente. Tuttavia è una riflessione importante sul nostro mondo moderno per diversi motivi. Primo fra tutti è la preveggenza di tale libro nel parlare già nel 2000 (prima edizione) di cose di cui negli anni ci siamo resi più conto, fino ad arrivare ad oggi, alle soglie di una crisi dagli effetti ancora poco immaginabili.

E poi perché affronta un tema che domina la nostra vita e che nei secoli ha cambiato il nostro approccio con la terra, che da fonte di sussistenza è diventata fonte di guadagno, stravolgendo in questo modo anche la nostra sensibilità ambientale. Se difatti prima del denaro la terra (ed il sudore) erano l'unico modo per sopravvivere, oggi non è altro che uno strumento per la speculazione di alcuni. Gli stessi che pur di guadagnare l'avvelenano con concimi chimici, la utilizzano per sotterarci rifiuti e scorie e via dicendo. I contadini conoscevano bene l'importanza della terra. Inquinare un terrena, voleva dire inquinarne i prodotti e di conseguenza chi di quei prodotti si nutriva.

Insomma, in un ottica di decrescita, benché solo lontanamente ne parli, questo è un libro sulla nostra vita, sull'ambiente e sulla società e su come tutte queste cose siano state inquinate dal denaro.

mercoledì 25 febbraio 2009

La scommessa della decrescita

Titolo: La scommessa della decrescita

Autore: Serge Latouche

info: € 16,00 - p. 215

Secondo noi: Le 8 "R" spiegate una per una, con un linguaggio non proprio immediato, in particolar modo in alcuni capitoli più strettamente economici, ma tuttosommato un libro intellegibile dai più.

Dopo Decolonizzare l'immaginario, uno dei libri cardine della produzione di Latouche sulla decrescita. Un difetto di questo libro è quello di affrontare ancora in maniera teorica la tematica della decrescita o, mi spiego meglio, di farla apparire come un qualcosa di distante dalla vita di tutti i giorni. Quasi come se solo governi e società in generale, siano in grado di attuare la decrescita.

Il ruolo dei singoli, per quanto limitato al campo ristretto delle comunità di appartenenza, è comunque importante ed affatto marginale rispetto a quello delle pubbliche amministrazione che, ben inteso, qualora recepissero ed attuassero il piano della Decrescita, avvicinirebbero significativamente il risultato di una nuova economia e di una nuova società.

lunedì 23 febbraio 2009

La decrescita felice

Titolo: La decrescita felice - La qualità della vita non dipende dal PIL

info: €12,00
Secondo noi: Se fino a qualche anno fa era difficile sentir parlare di Decrescita, oggi le pubblicazioni si sono moltiplicate ed il messaggio della Decrescita ha raggiunto una certa diffusione. Tuttavia molti di questi libri hanno ancora un linguaggio poco accessibile ai più. Ecco, uno dei pregi di questo libro è quello non solo di essere un testo scorrevole, ma anche piacevole. Ha un intercedere ironico, che non trascura nessun aspetto della tematica della Decrescita. Affronta sia i problemi quotidiani, che le grandi questioni economiche, portando esempi efficaci e subito comprensibili.

Un altro grande pregio di questo libro è quello di aver tirato un po' le fila del discorso. Dopo tanti manuali che poneva la Decrescita come problematica, arriviamo ad un testo che parla della "soluzione" Decrescita. Un libro che può lasciare un attimo perplesso il neofita alle prime prese con l'argomento, ma che una volta recepito il messaggio, si rende conto della vera portata della Decrescita.

Insomma per il periodo che ci aspetta "La Decrescita Felice" è una sorta di briefing che ci permette di affrontare la crisi, se non più preparati, quantomeno più consapevoli sul da farsi.

*Scarica gratuitamente l'audiolibro da Decrescitafelice.it

La convivialità

Titolo: La convivialità - una proposta libertaria per una politica dei limiti allo sviluppo

Autore: Ivan Illich

Altre info: € 9.50

Secondo noi: questo testo non è certo dei più accessibili, come tutta la produzione di Illich del resto. Tuttavia il suo pensiero è chiaro e viene spesso ripetuto e ripreso da angolazioni diverse, declinato via via nell'industria, nella legge, nella società, ecc.

Nonostante sia uno dei primi libri pubblicati, troviamo un argomentazione sistemica e matura. Tutti i vari aspetti del pensiero di Illich si trovano ben riassunti in questo saggio. Anzi potremmo quasi dire che nel concetto stesso di “Convivialità” si riassume tutto il costrutto logico di Illich.


Un libro che va letto con attenzione, ma che sta alla base di quello che è il pensiero della Decrescita e di tutto ciò che ne discende.



giovedì 19 febbraio 2009

Energia per l'astronave Terra

Titolo: Energia per l'astronave Terra - Quanta ne usiamo, come la produciamo, che cosa ci riserva il futuro

Autori: Nicola Armaroli, Vincenzo Balzani

Altre info: 11,50 €, 240 p.

Quarta di copertina:
"Tutti utilizziamo energia in ogni istante della giornata, magari senza accorgercene, con un'abbondanza mai goduta da nessun'altra generazione nella storia umana. Ma che cos'è l'energia? I nostri consumi possono continuare ad aumentare all'infinito? Quali e quante riserve energetiche ospita ancora l'astronave Terra? Questo libro fornisce le coordinate indispensabili per orientarsi nel labirinto delle fonti di energia - dal petrolio ai biocombustibili, dal solare al nucleare, dagli aspetti economici a quelli sociali - e cerca di delineare uno scenario energetico possibile per la nostra fragile e complessa civiltà. Due supplementi speciali in coda al libro "Dodici miti da sfatare" e "Forse non sapevi che" - riassumono i temi-chiave per chi vuole affrontare in modo responsabile il problema energetico."

Secondo noi: Un libro breve e certamente non esaustivo, ma che ha due punti di forza:

Il primo è l'accessibilità, difatti tutti gli argomenti sono trattati con un linguaggio semplice e con esempi efficaci.

L'altro è il rimando alle varie fonti del libro, non una vera e propria bibliografia, ma più una sorta di "link utili" per continuare la "navigazione" nell'argomento.

Una breve panoramica per chiunque voglia farsi un'idea sul problema dell'approvvigionamento energetico e le possibili soluzioni.

venerdì 17 ottobre 2008

Fare Verde Toscana contro l'olio fritto

In Italia si consumano annualmente circa 600-700 mila tonnellate di olio di oliva e circa 600-700 mila tonnellate di olio di semi per un totale di 1.400.000 mila tonnellate di oli vegetali. Attualmente l’unico recupero di olio alimentare esausto è effettuato presso grandi utilizzatori (ristoranti, fast food, mense, etc.) per circa 35.000 tonnellate/anno (dati 2007). Si è calcolato che circa 800.000 tonnellate annue di olio finiscono nell’ambiente attraverso le reti fognarie. L’olio vegetale esausto è un rifiuto che costituisce un grave pericolo se disperso nell’ambiente. L’olio disperso nel sottosuolo deposita un film sottilissimo attorno alle particelle di terra e forma così uno strato di sbarramento tra le particelle stesse, l’acqua e le radici capillari delle piante, impedendo l’assunzione delle sostanze nutritive. Se l’olio raggiunge la falda freatica, forma sopra di essa uno strato lentiforme con spessore 3-5 cm, che si sposta con la falda stessa verso la valle e può raggiungere pozzi di acqua potabile anche molto lontani, rendendoli inutilizzabili; infatti un litro di olio mescolato a un milione di litri d’acqua basta per alterare il gusto in limiti incompatibili con la potabilità. L’olio che raggiunge un qualsiasi specchio d’acqua superficiale, può andare a formare una sottile pellicola impermeabile che impedisce l’ossigenazione e compromette l’esistenza della flora e della fauna. Anche dove esistono impianti fognari adeguati, lo smaltimento di queste enormi quantità di residuo oleoso pregiudica il corretto funzionamento dei depuratori influenzando negativamente i trattamenti biologici rendendoli inoltre più costosi (la presenza di oli nei depuratori viene risolta nella fase preliminare del trattamento attraverso la realizzazione di appositi disoleatori basati sul principio della flottazione, per separare gli oli e i grassi che galleggiano nel liquame). L’olio disperso in mare forma un velo sottilissimo che impedisce la penetrazione in profondità dei raggi solari con evidenti danni all’ambiente marino.


I danni ambientali, riflettendo su tutti questi dati, risultano evidenti, ma salta subito all'occhio l'impatto ambientale del rifiuto oleoso domestico non gestito, pensando che anche solo 1 chilo di olio esausto copre una superficie di circa 1000 metri quadrati.


Tra le mura domestiche chiunque getta il proprio residuo di olio fritto negli scarichi incosapevole di recare un tale danno ambientale. Inconsapevole perche nessuno a livello istituzionale si è mai fatto carico di una vera e propria campagna di sensibilizzazione contro questo quotidiano uso.
Fare Verde nelle prossime settimane si attiverà materialmente nell'informazione dei cittadini sui danno dell'olio fritto e si impegnerà nella raccolta porta a porta dell'olio per consegnarlo in mani sicure, ovvero nei centri di smaltimento. Per far ciò però Fare verde ha bisogno della collaborazione dei cittadini che verranno contattati e che semplicemente dovranno travasare l'olio in un contenitore di plastica per e conservarlo finchè non passeremo a ritirarlo.


Il progetto partirà dal quartiere di Campo di Marte e verrà poi allargato a tutto il Comune di Firenze, nella speranza che siano poi gli stessi cittadini a attivarsi in prima persona per smaltire autonomamente l'olio presso i centri presenti in città.

mercoledì 12 marzo 2008

Fare Verde in Toscana

Toscana: fareverdetoscana@email.it

Grosseto

referente: Paolo Pontarelli

Lucca
referente: Sonia Pizzi

Siena
referente: Giancarlo Terzano

giovedì 28 febbraio 2008

Chi siamo

Fare Verde ONLUS è Associazione di Protezione Ambientale riconosciuta ai sensi Art.13 L.349/86

La Missione.
Animali, mari, foreste, fiumi, terzo mondo, generazioni future. Non hanno lobbies, partiti, sindacati, giornali, televisioni, ma sono fondamentali per la vita di questo piccolo Pianeta. Con Fare Verde vogliamo dare voce a chi non vota. La salvaguardia di tutti gli ecosistemi è minacciata da chi pone sempre al centro di tutto l'uomo e i suoi interessi. Con Fare Verde vogliamo riportare la vita vegetale, animale, umana al centro dell'attenzione e lavorare disinteressatamente per risparmiare la Terra da sprechi e aggressioni.

Il Metodo.
Il volontariato è un nostro punto fermo: vogliamo lavorare ed essere ripagati da un ambiente più pulito e più integro, dalla soddisfazione di sentirci utili all'ambiente e a chi verrà dopo di noi. Vogliamo lavorare ed essere ripagati dalla consapevolezza di non avere padroni. Per donare il nostro impegno a chi ne ha bisogno: foreste, mari, animali, generazioni future. In realtà lavorare gratis paga. Provaci anche tu.

Senza comprometterci.
Non accettiamo sponsorizzazioni da chi può chiederci contropartite contrarie ai nostri principi ed alla nostra esigenza di libertà . Accettiamo solo i soldi dei nostri soci e quelli di Enti Pubblici che vogliono condividere il nostro approccio alla tutela dell'Ambiente.