venerdì 17 ottobre 2008

Fare Verde Toscana contro l'olio fritto

In Italia si consumano annualmente circa 600-700 mila tonnellate di olio di oliva e circa 600-700 mila tonnellate di olio di semi per un totale di 1.400.000 mila tonnellate di oli vegetali. Attualmente l’unico recupero di olio alimentare esausto è effettuato presso grandi utilizzatori (ristoranti, fast food, mense, etc.) per circa 35.000 tonnellate/anno (dati 2007). Si è calcolato che circa 800.000 tonnellate annue di olio finiscono nell’ambiente attraverso le reti fognarie. L’olio vegetale esausto è un rifiuto che costituisce un grave pericolo se disperso nell’ambiente. L’olio disperso nel sottosuolo deposita un film sottilissimo attorno alle particelle di terra e forma così uno strato di sbarramento tra le particelle stesse, l’acqua e le radici capillari delle piante, impedendo l’assunzione delle sostanze nutritive. Se l’olio raggiunge la falda freatica, forma sopra di essa uno strato lentiforme con spessore 3-5 cm, che si sposta con la falda stessa verso la valle e può raggiungere pozzi di acqua potabile anche molto lontani, rendendoli inutilizzabili; infatti un litro di olio mescolato a un milione di litri d’acqua basta per alterare il gusto in limiti incompatibili con la potabilità. L’olio che raggiunge un qualsiasi specchio d’acqua superficiale, può andare a formare una sottile pellicola impermeabile che impedisce l’ossigenazione e compromette l’esistenza della flora e della fauna. Anche dove esistono impianti fognari adeguati, lo smaltimento di queste enormi quantità di residuo oleoso pregiudica il corretto funzionamento dei depuratori influenzando negativamente i trattamenti biologici rendendoli inoltre più costosi (la presenza di oli nei depuratori viene risolta nella fase preliminare del trattamento attraverso la realizzazione di appositi disoleatori basati sul principio della flottazione, per separare gli oli e i grassi che galleggiano nel liquame). L’olio disperso in mare forma un velo sottilissimo che impedisce la penetrazione in profondità dei raggi solari con evidenti danni all’ambiente marino.


I danni ambientali, riflettendo su tutti questi dati, risultano evidenti, ma salta subito all'occhio l'impatto ambientale del rifiuto oleoso domestico non gestito, pensando che anche solo 1 chilo di olio esausto copre una superficie di circa 1000 metri quadrati.


Tra le mura domestiche chiunque getta il proprio residuo di olio fritto negli scarichi incosapevole di recare un tale danno ambientale. Inconsapevole perche nessuno a livello istituzionale si è mai fatto carico di una vera e propria campagna di sensibilizzazione contro questo quotidiano uso.
Fare Verde nelle prossime settimane si attiverà materialmente nell'informazione dei cittadini sui danno dell'olio fritto e si impegnerà nella raccolta porta a porta dell'olio per consegnarlo in mani sicure, ovvero nei centri di smaltimento. Per far ciò però Fare verde ha bisogno della collaborazione dei cittadini che verranno contattati e che semplicemente dovranno travasare l'olio in un contenitore di plastica per e conservarlo finchè non passeremo a ritirarlo.


Il progetto partirà dal quartiere di Campo di Marte e verrà poi allargato a tutto il Comune di Firenze, nella speranza che siano poi gli stessi cittadini a attivarsi in prima persona per smaltire autonomamente l'olio presso i centri presenti in città.